Non è un referendum sul Governo, ma sulla Magistratura
Come tutti sanno, il 22 e il 23 marzo noi Italiani saremo chiamati a pronunciarci sul referendum costituzionale avente ad oggetto la separazione delle carriere dei magistrati e l’introduzione di nuovi organi di autogoverno della Magistratura e di una Corte deputata a giudicare sulla responsabilità disciplinare dei magistrati.
Ritengo più probabile la vittoria del “sì”, con conseguente approvazione della recente riforma costituzionale sui suddetti temi. Ciò in quanto — fermo restando che sicuramente la maggioranza degli elettori del centro-destra voterà “sì” e la maggioranza degli elettori del centro-sinistra voterà “no”, in entrambi i casi seguendo le indicazioni dei partiti nei quali si riconoscono — gli elettori che si discosteranno da tali indicazioni saranno, a mio avviso, più tra quelli del centro-sinistra. Infatti, credo che la stima degli Italiani nei confronti della Magistratura non sia propriamente ai massimi livelli (eufemismo) tra gli elettori di entrambi gli schieramenti politici.
Il 23 marzo sapremo chi avrà prevalso. Ma il punto che intendo in questa sede evidenziare è un altro, e vado subito ad esporlo.
Lo schieramento politico che prevarrà si dichiarerà molto probabilmente vincitore. Ma a mio avviso non avrà ragione di farlo. Quello del 22 e del 23 marzo, infatti, è un referendum non sul Governo, bensì sulla Magistratura. E, come ho già detto, non credo che la maggioranza degli Italiani abbia una grande stima nei confronti dei nostri magistrati.
Aggiungo infine che il termine “magistrato”, che in Italia comprende sia il giudice che il pubblico ministero, è intraducibile in molte lingue straniere. Nella maggioranza delle democrazie occidentali, infatti, il “magistrato” non esiste perché il giudice è un funzionario del Ministero della Giustizia, mentre il pubblico ministero è un funzionario del Ministero dell’Interno. In quei Paesi, quindi, il giudice può diventare pubblico ministero e il pubblico ministero può diventare giudice — a differenza di ciò che avviene in Italia — soltanto dimettendosi e facendo, e superando, il relativo concorso, oppure, in alcuni di quei Paesi, venendo nominato dall’Autorità preposta.
Federico Brusca
Aggiornamento del 21 marzo
Rispetto a quando ho scritto il su riportato articolo (4 marzo) si sono verificati due eventi che potrebbero incidere pesantemente sull’esito dell’ormai imminente referendum.
1) Il 10 marzo la Capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi ha affermato, nel corso di una trasmissione di una rete televisiva siciliana (Telecolor), quanto segue: “Votate sì e ci togliamo di mezzo la Magistratura che sono plotoni di esecuzione”.
2) Il 18 marzo è uscita la notizia che Andrea Delmastro Delle Vedove, Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia, sarebbe (o sarebbe stato) in società con una famiglia legata alla camorra.
Si tratta di due eventi clamorosi che potrebbero veramente rivelarsi decisivi per una vittoria del “no” al referendum, in quanto idonei a far cambiare idea a molti cittadini che prima del 10 marzo erano orientati a votare “sì”. Ma lo sapremo molto presto.
Per concludere, se, prima del 10 marzo, avessi dovuto scommettere un euro sull’esito del referendum avrei puntato sul “sì”. Adesso punterei sul “no”.
Federico Brusca
