Ecco i criteri di correzione dei compiti!

I recenti articoli apparsi su «Il Mondo Giudiziario» mi inducono ad intervenire nel dibattito sul concorso notarile. Concordo pienamente con il Dott. Scanio sulla necessità di procedere ad una radicale riforma del concorso stesso e ritengo che l’equilibrata proposta di legge presentata dall’On. Pisicchio (pubblicata sul n. 12/2002 de «Il Mondo Giudiziario») vada nella giusta direzione.

Mi ha colpito particolarmente la relazione alla suddetta proposta, nella quale il deputato analizza, con un’obiettività ed una correttezza esemplare, i principali problemi che affliggono l’attuale meccanismo concorsuale. Il nocciolo della questione consiste, infatti, nel limitare al massimo l’eccessiva discrezionalità della Commissione, le cui valutazioni risultano influenzate dal raggiungimento della fatidica «quota 105». Avendo constatato sulla mia pelle la fondatezza di tali asserzioni (al precedente concorso ho riportato tre sufficienze), desidero portare a conoscenza dell’opinione pubblica i criteri di correzione seguiti dalla Commissione durante l’ultimo concorso, al fine di far rilevare come la futura vita professionale di noi candidati dipenda esclusivamente dal merum arbitrium altrui.

Verbale n. 6 del 27-1-2001
«omissis... A questo punto la Commissione provvede all’individuazione dei criteri generali cui attenersi nella valutazione degli elaborati. Dopo approfondita discussione, considerato che il concorso notarile comporta l’immissione immediata e diretta all’esercizio della professione, susseguente allo svolgimento della prova teorico-pratica prevista, delibera all’unanimità che tali criteri devono esser tali da consentire l’accertamento della professionalità e del livello culturale del candidato (mi sembra ovvio! - ndr). La preparazione del candidato deve essere, quindi, valutata soprattutto alla stregua della capacità dello stesso di individuare in via immediata le problematiche giuridiche inerenti alla fattispecie descritta nella traccia nonché gli strumenti giuridici meglio rispondenti alla realizzazione degli interessi perseguiti dalle parti, in relazione al dovere di adeguamento posto dalla legge a carico del notaio. Alla stregua di tale premessa, pertanto, la Commissione delibera che non potrà essere attribuito il punteggio minimo richiesto per l’approvazione nei seguenti casi:
a) presenza di gravi e reiterati errori di ortografia non derivanti da semplice errore od omissione materiale (come si fa a riconoscerli? - ndr), tali da denotare scarsa conoscenza della lingua italiana da parte del candidato;
b) presenza nell’atto pubblico di vizi formali che ne comportino la nullità ai sensi della legge notarile (art. 58) e civile;
c) redazione dell’atto in contrasto con uno dei divieti previsti dall’art. 28 della legge 18 febbraio 1973 n. 89 (vi giuro che è la verità!! Sarà un errore materiale? - ndr);
d) travisamento ovvero esposizione illogica o contraddittoria dei fatti prospettati nella traccia, tale da condurre all’individuazione di una fattispecie del tutto diversa da quella proposta nella traccia medesima;
e) presenza di gravi errori di diritto sottostanti alle soluzioni adottate nella redazione dell’atto o del ricorso di volontaria giurisdizione.
La Commissione stabilisce di correggere gli elaborati secondo l’ordine in cui si sono svolte le prove scritte, e cioè:
1) atto di ultima volontà;
2) atto tra vivi;
3) atto di volontaria giurisdizione.
Omissis...».

Verbale n. 7 del 21-2-2001 (di cui si riporta integralmente il contenuto)
«Si dà atto che sono pervenute n. 21 ordinanze del Consiglio di Stato, di cui alla nota Prot. 2/2-271 del 16-2-2001, che vengono conservate agli atti fino al termine delle operazioni di correzione degli elaborati. Ad integrazione del verbale precedente si precisa che le attribuzioni della rilevanza ai fini del punteggio sono state fatte anche tenendo conto del tirocinio pratico dei candidati che li abilita direttamente all’esercizio della professione, se vincitori (spiegatemi voi il concreto significato di tale criterio, dal momento che il tirocinio pratico non costituisce un titolo valutabile, bensì un requisito obbligatorio ed imprescindibile per la concreta partecipazione al concorso; come si fa, inoltre, a tener conto di un requisito formale ed eguale per tutti, considerando anche che la correzione degli elaborati avviene in modo tale da garantire l’anonimato dei concorrenti? - ndr). Inoltre, in relazione alla valutazione della preparazione del candidato, si dà atto, come indicato nel precedente verbale, che la Commissione esamina comunque l’elaborato nel suo complesso».
Dal verbale si evince che la Commissione si è riunita alle ore 15.50 e che ha terminato i lavori alle ore 19.35 (sono occorse quasi quattro ore per stabilire tali fantasmagorici «criteri» e per redigere un verbale di 13 righe - ndr).

Verbale n. 9 del 23-2-2001 (di cui si riporta integralmente il contenuto)
«Si dà atto che nel verbale del 22-2-2001, seduta antimeridiana, erroneamente è stato verbalizzato che sono stati esaminati i criteri presentati dalla traccia, mentre sono state soltanto discusse le problematiche giuridiche connesse ai temi assegnati (ditemi voi come è possibile indicare erroneamente una cosa per un’altra in un verbale? Sarà stato un altro errore materiale? - ndr).
La Commissione conclude l’esame delle problematiche poste dai temi assennati (finalmente!!! Peccato che lo faccia a correzioni in corso!! Chissà quanti ricorsi al T.A.R.- ndr).

A questo punto i commissari notaio... e notaio... manifestano l’esigenza di rimeditazione del criterio generale di valutazione degli elaborati quanto ai vizi di nullità dell’atto notarile, prospettando che tali vizi non comportino di per sé, pur nel previsto esame dell’intero elaborato, la non ammissione del candidato (infatti il compito istituzionale del notaio è proprio quello di rogare degli atti invalidi! - ndr). Dopo ampia discussione (lo credo bene!!! - ndr), il  Presidente, pur ritenuta l’apprezzabilità dell’esigenza innanzi manifestata, propone alla Commissione che, a chiarimento di quanto stabilito sul punto in oggetto, venga adottata la  seguente delibera: “che i vizi di nullità degli atti notarili (prova pratica) non determinano di per sé la non ammissione del candidato, ove, dal complessivo e dovuto esame dell’intero elaborato, si evinca inequivocamente (con la sfera di cristallo? - ndr) che i vizi originino da mero errore materiale nella trascrizione dei dati prescritti a pena di nullità dell’atto” (chissà quanti candidati meritevoli avrebbero meritato allora, nei concorsi precedenti, di essere «convalidati» - ndr). La Commissione, all’unanimità, delibera nei termini sopra indicati tra virgolette di cui alla proposta del Presidente».

Anche da questo verbale si evince che la Commissione si è riunita alle ore 10.10 e che ha terminato i lavori alle ore 13.05. Sono occorse quasi tre ore per scardinare l’unico criterio di correzione oggettivo e sostituirlo con uno doppiamente soggettivo. Con il sistema «ordinario», infatti, si verifica la seguente equazione: elaborato nullo = candidato escluso e non vi sono contestazioni. Con questo «speciale» rimedio, invece, siamo di fronte ad un complesso sillogismo: se il compito è nullo, se tutti i compiti nulli derivanti da errori di trascrizione materiale sono validi, allora il compito è valido. Il punto debole del suddetto sillogismo consiste nella possibilità per la Commissione di evincere inequivocamente la materialità dell’errore, accertata evidentemente mediante il ricorso alla lettura del pensiero del candidato o attraverso l’esperimento di prove ordaliche. In questo modo alcuni candidati probabilmente saranno stati ammessi agli orali, mentre altri, parimenti, saranno risultati esclusi (prevedo, attraverso le mie facoltà paranormali, altri ricorsi al T.A.R...).

Ritengo superfluo ogni altro commento!!

Dott. Marco Marianello


La preselezione: una sciagura infinita

E’ finita com’era prevedibile che finisse: le date delle prove scritte del concorso a 200 posti di notaio sono state rinviate: non si svolgeranno più il 27, 28 e 29 settembre, ma chi sa quando; lo dirà — forse — la Gazzetta Ufficiale del 10 ottobre.
E perché sono state rinviate? Perché, essendo pervenuti moltissimi ricorsi contro la preselezione, occorre « valutare compiuta-
mente la situazione determinatasi sulla base delle ordinanze dei giudici amministrativi », così recita l’avviso del Ministero della Giustizia, pubblicato a parte.
Ma non si sapeva già da tempo che erano pervenuti numerosi (parecchie centinaia) ricorsi? Il rinvio avrebbe potuto essere disposto molto prima, evitando una estenuante attesa ai candidati, che hanno saputo solo tre settimane prima della data fissata per le prove scritte che non avrebbero più dovuto presentarsi. Oltretutto, c’era già il precedente dell’ultimo concorso di uditore giudiziario, le cui prove scritte erano state rinviate, nell’ottobre 1999, per motivi identici a quelli che hanno determinato il rinvio del concorso notarile.
L’impressione è che il Ministero voglia difendere a tutti i costi un istituto, quello della preselezione, che ha ripetutamente dimostrato (in 2 concorsi di notaio e in altrettanti di uditore giudiziario) di avere completamente fallito. Si potrà discutere se abbiano o meno ragione i giudici dei TAR e del Consiglio di Stato ad accogliere quasi tutti i ricorsi presentati contro la preselezione, in particolare quelli dei candidati che hanno sbagliato solo un quiz, ma non si può ignorarlo. Ed è inutile ed estremamente dannoso accanirsi nel mantenere un meccanismo che la grande maggioranza dei candidati (anche coloro che hanno superato la preselezione) e degli addetti ai lavori giudica costoso, inconcludente e inadeguato.
Eppure, c’è chi difende la preselezione a spada tratta ancora più di quanto lo faccia il Ministero. E’ il Consiglio Nazionale del Notariato e in particolare il suo Presidente, Gennaro Mariconda. Sentite cosa ha dichiarato al quotidiano romano « Il Messaggero » in un’intervista pubblicata il 7 settembre: « Credo che una lobby (??) preferirebbe tornare indietro, e cioè gli scritti aperti a tutti. I quiz costituiscono un banco di prova selettivo serio ». Ma il culmine si raggiunge in questa frase: « Un team dei nostri migliori cervelli ha impiegato 12 anni a selezionare le 7000 attuali domande ». Salvo refusi tipografici o erronee interpretazioni da parte del giornalista de « Il Messaggero », questo ha dichiarato il Presidente del Consiglio Nazionale del Notariato.
Il problema sta a monte. La preselezione non accorcia i tempi, li allunga. Ed è logico: se alle prove scritte e alle prove orali si aggiunge la preselezione, ci vuole inevitabilmente più tempo. E la dimostrazione evidente (e clamorosa) la dà l’altro concorso afflitto da questo meccanismo inadeguato, cioè il concorso per uditore giudiziario: prima che venisse creata questa « perla » erano stati banditi 64 concorsi per uditore giudiziario in 51 anni; negli ultimi 3 anni e mezzo ne è stato invece bandito soltanto UNO (!!!), quello del 1998, per il quale non è ancora terminata la correzione degli scritti!
Ma non basta. La preselezione non ha neanche la finalità di consentire ai candidati più preparati di vincere il concorso. Lo si afferma nella relazione al disegno di legge approvato il 22 marzo 2000 dal Consiglio dei Ministri e avente ad oggetto « Aumento del ruolo organico e disciplina dell’accesso in magistratura », attualmente fermo al Parlamento, laddove si dice (v. « Mondo G. » n. 18-19) che la preselezione è « uno strumento con funzioni esclusivamente deflattive e non valutative, avendo, infatti, il solo scopo di limitare il numero dei partecipanti al concorso, secondo un criterio oggettivo ed uniforme. La preselezione non costituisce quindi il primo gradino del meccanismo concorsuale, ma è invece finalizzata a limitarne il numero dei partecipanti nella misura massima, normativamente fissata in cinque volte il numero dei posti messi a concorso, ritenuta congrua per consentire l’efficace ed utile svolgimento delle prove concorsuali ». Per chi avesse ancora qualche dubbio, la relazione ribadisce che la preselezione è « finalizzata non già a valutare la preparazione giuridica dei candidati ma ad operarne, secondo le modalità più oggettive possibili, la NECESSARIA SELEZIONE ».
Avete capito? La preselezione, cari candidati ai concorsi di notaio e di uditore giudiziario, serve perché voi siete troppi! Per quale motivo presentate 25.000 domande per il concorso di uditore giudiziario e 7000 per il concorso di notaio? Non avete proprio altro da fare?! Quindi dovete essere NECESSARIAMENTE SELEZIONATI. E il solerte Parlamento ha inventato la preselezione. Anzi, vi ha detto pure bene: in Paesi non troppo lontani dal nostro, per selezionare hanno utilizzato la pulizia etnica!
Semmai si potrebbe obiettare che il nobile fine della preselezione potrebbe essere attuato con modalità meno costose: perché non organizzare un sorteggio in diretta televisiva, con tanto di sponsor, presentatori e avvenenti vallette, che consentirebbe di SELEZIONARE, ad esempio, 500 candidati nel concorso di notaio e 1000 in quello di uditore giudiziario? Dice, ma così sarebbero ammessi agli scritti solo i più fortunati. E allora? Napoleone non sceglieva i suoi generali fra gli uomini da lui ritenuti fortunati?!
A parte le battute (ma comunque è meglio ridere che piangere), le conseguenze negative della preselezione sono sotto gli occhi di tutti: non soltanto si bandiscono meno concorsi, che durano una vita, ma si provocano danni non indifferenti ai candidati. Molti di essi, infatti, in previsione del viaggio a Roma per le prove scritte del concorso di notaio, avevano prenotato (e in alcuni casi anche già pagato, in tutto o in parte) l’albergo, il treno, l’aereo; avevano preso le ferie per la fine di settembre; si erano comunque organizzati la vita per essere liberi in quel periodo. E invece, niente. Come non detto, tutto è rinviato. A quando? Boh!
Però, come sempre, c’è qualcuno che ci guadagna. Chi? Ma naturalmente quegli avvocati che si sono gettati a capofitto nella vicenda, organizzandosi nella (facile) predisposizione dei ricorsi all’autorità giudiziaria amministrativa e che si stanno arricchendo grazie alla preselezione, a chi l’ha inventata e a chi non l’abolisce.
Una soluzione? Semplice, abolire la preselezione sia nel concorso di notaio che in quello di uditore giudiziario. Con i soldi risparmiati (e sarebbero veramente tanti) si potrebbero aumentare gli stipendi (attualmente ridicoli) dei commissari d’esame, impiegarli a tempo pieno e aumentarne il numero. In tal modo, la correzione dei compiti, che prima che fosse introdotta la preselezione durava quasi un anno, si concluderebbe in due o tre mesi. E’ proprio impossibile?

Federico Brusca


Lettera aperta a tutti i colleghi praticanti

Colgo l’occasione offertami, con amabile cortesia, dal Direttore e dalla Redazione de « Il Mondo Giudiziario » per fornire alcuni argomenti di riflessione sulle modalità di espletamento del concorso notarile. Vorrei, in primo luogo, precisare che tali riflessioni non rappresentano né una sterile protesta né una generica invettiva ma sono rivolte, sulla scorta di dati statistici, ad apportare proposte di modifica dell’attuale sistema.
Nell’ultimo concorso sono stati ammessi alle prove orali 167 candidati, di cui 118 sono stati approvati con il voto minimo. La metà esatta di questi ultimi (59) ha raggiunto l’obiettivo attraverso un’ottima valutazione dell’ultima prova scritta (equivalente ad una vittoria in trasferta in zona-Cesarini), con voti oscillanti tra i 39/50 ed i 44/50. Sono stati esclusi, invece, ben 99 candidati con tre sufficienze, sebbene risultassero ancora disponibili 63 posti su 230 complessivi.
Tale eccessiva severità risulta difficilmente comprensibile, considerando anche la notevole difficoltà delle problematiche giuridiche inserite all’interno dei temi assegnati.
E’ d’uopo, inoltre, complimentarsi con le inusitate capacità di valutazione espresse dai membri della commissione (quale? Anche questo evento rappresenta, purtroppo, una spiacevole consuetudine, specialmente quando l’avvicendamento comporta un mutamento dei criteri di valutazione) i quali hanno escluso alcuni concorrenti dalle prove orali per 3/150 (con la bilancia elettronica?).
Le « alte sfere » possono facilmente replicare a queste elementari osservazioni sulla scorta dei soliti luoghi comuni:
1 - i candidati non sono sufficientemente preparati (chissà se lor signori sono in grado di superare la preselezione e di redigere gli elaborati in sette ore — non sempre! Per alcuni anche la durata rappresenta un criterio flessibile —, nelle condizioni che i candidati ben conoscono;
2 - lo scopo del concorso è volto al reclutamento dei candidati migliori (e ci mancherebbe altro!);
3 - i candidati sono troppo numerosi e vi è la necessità di « fare selezione » (sarebbe opportuno intervenire sulle cause di tale affollamento e non sugli effetti);
4 - bla, bla, bla, ecc...ecc...
La realtà è, purtroppo, assai diversa da quella illustrata dalle « fonti ufficiali ».
Gli inusitati affollamenti verificatisi negli ultimi concorsi notarili sono stati provocati esclusivamente da un meccanismo di selezione sempre più discrezionale ed aleatorio, il quale ha radicato nei partecipanti la convinzione che, prima o poi, la loro costanza verrà premiata mediante l’estrazione a sorte del proprio nominativo (sindrome da super-
enalotto!).
Tutto ciò è palesemente dimostrato dalla recente introduzione della preselezione informatica. Occorre chiedersi, infatti, pur tralasciando di considerare altri aspetti egualmente importanti, quale sia la ratio della sua introduzione. Lo scopo consiste, per stessa ammissione del Ministero di Giustizia e del C.N.N., nel procedere ad una drastica riduzione del numero dei partecipanti alle prove scritte.
Questa selezione, purtroppo, avviene in modo assolutamente indiscriminato ed arbitrario, dal momento che per il suo superamento è richiesta la memorizzazione di una serie di quiz a risposta multipla, sovente formulati in modo ambiguo per indurre volutamente in errore i candidati e completamente inadeguati ad accertare il grado di preparazione giuridica degli stessi.
Grazie a tale marchingegno vengono esclusi dalle prove scritte moltissimi concorrenti, rei di avere sbagliato una risposta fondata su dati normativi che le generazioni precedenti controllavano tranquillamente sul Codice Civile. E’ superfluo aggiungere che anche i non laureati in giurisprudenza potrebbero in astratto, se dotati di adeguate capacità mnemoniche, superare tranquillamente la prova suddetta. Coloro i quali hanno la ventura di sopravvivere a questo giudizio ordalico si ritrovano allegramente coinvolti nella baraonda del luogo sito in Via Aurelia. Giunti a questo punto fatidico, l’apparato organizzativo predisposto dal Ministero ritiene doveroso, come in un video-gioco, mettere i candidati di fronte ad una serie crescente di livelli di difficoltà, sia da un punto di vista logistico, sia da un punto di vista mentale. I sopravvissuti, infatti, dopo aver espletato estenuanti operazioni di identificazione e di controllo, vengono lasciati « tranquilli » per circa cinque o sei ore prima che abbia inizio la fatidica dettatura dei temi, senza che vi sia un servizio di ristoro (andare al concorso è come andare in campagna - si mangia al sacco). Corrono voci che, al fine di agevolare ulteriormente il compito ai candidati, il prossimo svolgimento delle prove scritte debba effettuarsi alla fine del mese di luglio in modo che gli stessi, terminato l’abituale tour de force, possano recarsi direttamente al mare in compagnia di parenti ed amici (speriamo non sia vero altrimenti avremmo veramente toccato il fondo! La correzione degli elaborati avverrà sotto l’ombrellone?).
Un altro elemento di aleatorietà che tutti i colleghi avranno certamente notato è rappresentato dal sistema della correzione « a percentuale ». Trattasi di un sistema altamente scientifico e selettivo, volto a premiare i candidati migliori, il cui funzionamento è il seguente: 1 - se la commissione è ecces-
sivamente benevola ad inizio delle correzioni e viene superato in percentuale il numero dei posti messi a concorso, si procede successivamente in modo altamente restrittivo; 2 - nel caso inverso gli ultimi, come nelle Sacre Scritture, divengono i primi. Non vi è chi non veda l’assoluto rigore e l’estrema obiettività di tale « casareccio » criterio di valutazione. Il risultato più eclatante di tali innovazioni è rappresentato dall’indiretta partecipazione degli avvocati al concorso notarile (i T.A.R. stanno lavorando a pieno ritmo!).
Dal momento che le mie riflessioni non vogliono assumere una veste esclusivamente critica ma autenticamente propositiva, desidero ora sottoporre all’attenzione dei colleghi le seguenti proposte e sarei contento di ricevere dagli stessi un segnale di gradimento o di critica propositiva, al fine di rimuovere l’immobilismo e la rassegnazione che circonda noi tutti.
Proposte di modifica del concorso notarile:
1 - possibilità di svolgere le prove scritte in sedi decentrate, secondo le Corti d’Appello di appartenenza dei candidati, collegate simultaneamente al Ministero di Giustizia mediante i moderni strumenti informatici (con notevolissimo risparmio di spese per tutti coloro che non hanno la ventura di risiedere a Roma);
2 - abolizione della prova di preselezione informatica, rivelatasi inadatta allo scopo (come dimostrato anche dall’ultimo concorso di uditore giudiziario);
3 - accesso dei candidati nella sede d’esame, nella quale siano già presenti i commissari, un’ora prima dell’inizio della dettatura dei temi;
4 - attribuzione di una congrua indennità di funzione ai commissari (almeno 4-5 milioni al mese) con l’obbligo, però, di procedere alla correzione per cinque giorni alla settimana e per un numero di elaborati non inferiore a 500 mensili (in tal modo le correzioni si espleterebbero in circa sei mesi, con notevolissimi risparmi di costi e di tempo - la preselezione costituisce un onere per la P.A. ed impedisce ai candidati di prepararsi adeguatamente alle prove scritte);
5 - nell’assegnazione dei quesiti scritti debbono essere privilegiati argomenti di ampio respiro che facciano realmente emergere la capacità di ragionamento giuridico e la maturità dei candidati, evitando di assegnare delle fattispecie circoscritte, risolvibili esclusivamente sulla scorta dei più recenti e, talvolta, minoritari orientamenti dottrinali e giurisprudenziali (dobbiamo diventare notai e non ricercatori universitari);
6 - svolgimento delle prove orali in modo più sollecito (non superiore ad un mese — vedi punto 4 —), attenuando così il forte vantaggio temporale casualmente attribuito ai concorrenti interrogati per ultimi (chi dispone di maggior tempo per prepararsi ha più possibilità di scalare posizioni in graduatoria);
7 - non si può ulteriormente prescindere dall’esigenza di accertare anche il grado di preparazione pratica dei candidati (i numerosi adempimenti richiesti dalla Legge notarile, dal Codice Civile e dalle numerose Leggi speciali in materia non possono essere effettuati a rischio e pericolo dei notai di prima nomina e dei loro ignari clienti!);
8 - revisione totale del meccanismo concorsuale, ancora fondato sulle norme previste dal R.D. 14-11-1926 n. 1953, ormai assolutamente inadeguato alla moderna realtà dei traffici economici e giuridici.
Se restiamo tutti uniti e facciamo sentire la nostra voce non resteremo isolati in questa fondamentale battaglia di civiltà giuridica. L’attuale concorso si è trasformato in una lotteria e molti vi partecipano pur non essendo preparati, con la speranza di essere sorteggiati (la preselezione ha accentuato in termini probabilistici tale tendenza!).
Il notaio non deve essere un superuomo giuridico ma un professionista al servizio dei cittadini.
Il grande maestro Carnelutti insegnava che il notaio rappresenta, insieme all’avvocato ed al giudice, uno dei tre uffici puramente giuridici e, di conseguenza, uno dei tre aspetti in cui si espleta l’attività giuridica (cavere, postulare, respondere).
 

Dott. Mario Giuseppe Scanio