
Credere, obbedire e… non combattere!
Con riferimento alla lettera del Cons. Simonetta Sotgiu, pubblicata sul n. 11 de "Il Mondo Giudiziario", mi permetto sommessamente di far rilevare che:
1) i criteri di correzione non li ho redatti io, bensì la Commissione, la quale se ne assume la paternità e la conseguente responsabilità. Se io li considero assurdi nel merito e nel metodo, nel rispetto dei criteri di continenza e di pertinenza, ritengo di non fare del male a chicchessia, ma di esercitare soltanto un mio legittimo diritto di critica e di portare i relativi fatti all'attenzione dell'opinione pubblica.
2) Se le mie folli elucubrazioni vengono poi adoperate da alcuni legali, sovversivi del (dis)ordine costituito, per presentare una raffica di ricorsi amministrativi (a parte i diritti d'autore che potrei reclamare ... comunque tali ricorsi erano stati, tramite le mie facoltà paranormali, da me largamente previsti all'interno del contenuto dell'articolo) … sic transit gloria mundi! Anche il diritto di agire e di resistere in giudizio mi risulta tutelato dalla Carta costituzionale.
3) Le numerose ordinanze del T.A.R. del Lazio (peraltro non pubblicate sul foglio clandestino-sedizioso "Il Mondo Giudiziario") rilevavano numerose "aporie" sul merito e sul metodo seguiti dalla Commissione nella valutazione degli elaborati. I provvedimenti, infatti, recitavano testualmente: "Considerato preliminarmente in questa sede cautelare che l'accentuata ed incontrollata mutevolezza della composizione in cui la Commissione ha operato nel corso del lungo arco dei lavori — non compensata dall'ausilio di esaustivi criteri di massima — non ha offerto sufficiente garanzia della costanza dei criteri di valutazione seguiti nella correzione nonché dell'adeguata ponderazione, anche comparativa, dei singoli giudizi P.Q.M…. ecc. ecc.".
4) L'ordinanza del C.d.S., pur non entrando affatto nel merito della questione, rigettava le istanze di sospensiva, sancendo, ai punti c), d), e) ed f), l'insindacabilità dei criteri adottati dalla Commissione (e riportandoci al tempo della belle epoque in cui non esisteva la legge n. 241/90 sulla trasparenza amministrativa!). In virtù di tali criteri, peraltro ondivaghi a seconda delle tornate concorsuali o del tipo di concorso (nella questione sui ricorsi avverso la preselezione del concorso per uditore giudiziario di qualche anno fa lo stesso C.d.S., in Adunanza Plenaria, aveva accolto argomentazioni opposte), la Commissione può attribuire un voto in base a criteri quantomeno discutibili (ad es. abrogazione dell'art. 58 della Legge Notarile) e senza uno straccio di motivazione (et voilà!).
Ne prendiamo atto, come è giusto che sia in uno Stato di diritto da parte di cittadini rispettosi dell'Ordinamento giuridico, ma consentiteci almeno il diritto di non essere contenti.
5) L'interrogazione parlamentare (anche i Parlamentari hanno la facoltà di svolgere interpellanze ed interrogazioni, di presentare mozioni, di esprimere le proprie opinioni .... incredibile! Viviamo ancora in un Paese democratico!) citata riguarda un caso specifico, anche se significativo.
Da quando in qua, infatti, si procede alla valutazione di un elaborato mediante l'interpretazione autentica del pensiero del candidato, ovvero sanando il contenuto della "bella copia" dell'elaborato con le bozze estrapolate dalla "brutta copia"? Argomentando a contrariis, quindi, un candidato potrebbe risultare escluso perché, pur avendo redatto un compito impeccabile in "bella", presenta delle vistose lacune nella "brutta copia". Tale procedimento, soprattutto, è stato adottato dalla Commissione anche durante la correzione di tutti gli altri candidati? Come mai il T.A.R. di Catania "suggeriva" tale rimedio integrativo alla Commissione, interferendo piuttosto pesantemente sull'operato della stessa (anzi sostituendosi, di fatto, all'operato della Commissione medesima), mentre il C.d.S. faceva riferimento soltanto a criteri puramente formali (ovvero la Commissione è sovrana)?
L'interrogazione parlamentare, inoltre, non intendeva affatto procedere ad una valutazione degli elaborati ma, avendo per oggetto l'esposizione di determinati e circostanziati episodi, si rivolgeva al Ministro della Giustizia, ovvero all'Autorità preposta dalla Legge ad esercitare la sorveglianza sulla regolarità delle prove concorsuali.
Se, dulcis in fundo, tutto si è svolto con la massima serenità ed armonia tra i Commissari (risulta o meno agli atti la fantomatica lettera del Notaio Raiola, citata nella famosa interrogazione?) durante l'espletamento di tale correzione, come mai si afferma, nella parte finale della lettera, che "i dati contenuti nell'interpellanza, volutamente distorti ed alterati (da chi?), non possono che essere stati fomiti, da componenti della Commissione (è una certezza o un sospetto?), in violazione di qualunque norma deontologica, che dovrebbe essere osservata soprattutto da chi esercita le delicate funzioni notarili"?
La deontologia professionale e la Legge Notarile vietano espressamente, se è per questo, al Notaio anche di rogare atti nulli (la Commissione è di diverso avviso, ma si sa… la Commissione è sovrana!).
6) Se in tutta Italia, a parte le opinioni di quattro Deputati, i fatti sopra descritti sono stati documentati (e non commentati) soltanto da "Il Mondo Giudiziario" (dimostrando che esiste ancora la libertà di stampa!) e sono stati criticati da un quisque de populo (leggasi poveraccio) come me, perché "scomodarsi" a giustificare l'iter logico-burocratico seguito dalla Commissione — soprattutto quando si ha il C.d.S. dalla propria parte — soltanto in merito ad un singolo episodio, senza fare cenno alcuno al complessivo operato della stessa? Excusatio non petita….
7) Se il Direttore, infine, ha sollevato l'autentico problema del concorso notarile (inutilità della preselezione e — aggiungo io — inadeguatezza delle procedure, risalenti ad una legge del 1926), perché barricarsi sopra una difesa pregiudiziale dell'attuale sistema (così trasparente che, se non esistesse il giornale di cui sopra, tutto rimarrebbe all'interno delle segrete stanze… nevvero?), il quale palesemente non funziona?
Se vedemoooo… come dice il Gabibbo!
Marco Marianello
(cittadino della Repubblica Italiana)
