Brevi cenni sull'Universo
(degli Ufficiali giudiziari)
Forse ho già avuto modo di dire che non sono un fanatico di Internet,
anzi, per molti aspetti mi ispira una certa diffidenza. Però è
innegabile che vi si possano attingere tante notizie che altrimenti sarebbe
molto più difficile recuperare.
In proposito devo esprimere anche un doveroso ringraziamento a mio
figlio Stefano che testimonia il suo affetto mettendomi a disposizione
le proprie capacità, molto maggiori delle mie, nel girovagare virtuale.
I Colleghi di Francia, Canada, Inghilterra, Sudafrica, Thailandia,
Mongolia (!) danno tutti notizie di sé su Internet.
Avendo tempo e buone capacità linguistiche si potrebbe condurre
un interessantissimo e approfondito studio comparativo.
Tutti si presentano con la loro storia, le loro funzioni e, quando
c’è, lo stemma dell’associazione. Molto colorato quello dei colleghi
dell’Ontario.
Da tutti trasuda consapevolezza e, direi, orgoglio professionale, al
contrario di quanto mi pare succeda in Italia dove qualcuno di noi sembra
quasi vergognarsi del proprio lavoro.
Forse hanno maggiori ragioni di noi nel ritenere, come dicono apertamente,
di esercitare una « nobile professione ».
Tra l’altro la nostra superbia eurocentrica viene meno quando scopriamo
che la simpatica signorina Chalerine Powpattana, anche carina, se mi è
consentito, come ho potuto constatare dalla fotografia, che fa il Legal
Officer (corrispondente alla funzione dell’Ufficiale Giudiziario in Thailandia)
a Bangkok, dove è nata nel 1971, ha seguito corsi di diritto all’università
di Harvard nel Massachussets e che molti U.G. Thailandesi hanno l’opportunità
di transitare, previo esame di Stato e nomina reale, nei ruoli della Magistratura.
A titolo di curiosità si può citare il fatto che i colleghi
Thailandesi indossano la divisa.
Forse la stessa divisa che sembra essere in cima alle aspirazioni dei
colleghi della Mongolia. Il loro sito ci informa del fatto che essi sono
in tutto circa 150 per una popolazione di quasi due milioni di abitanti
sparsi su un territorio grande cinque volte l’Italia.
Un lavoro duro il loro, complicato dalle difficoltà nei trasporti
e nei rapporti con le parti esecutate alle quali pignorano greggi, equipaggiamenti
elettronici e tappeti.
Lamentano di essere esposti spesso a violenze fisiche e vorrebbero
essere muniti di divisa e dotati di armamento per ispirare un... maggiore
rispetto per il loro ruolo.
Al contrario, in molti Paesi nei quali la figura è stata istituita
in tempi relativamente recenti, come nei Paesi del centro e sud dell’Africa,
con ordinamenti variamente ispirati ai modelli francesi o anglosassoni,
detta istituzione è vista come un notevole progresso rispetto al
precedente sistema di inviare quelli che venivano definiti « muscolosi
incassatori » presso le case dei debitori per convincerli a saldare
le loro pendenze.
Attualmente Paesi come il Kenya, l’Uganda, il Lesotho, la Namibia e
altri sono dotati di figure denominate in modi diversi, ispirate, come
detto, ai modelli inglese o francese, nominati dal governo su base annuale
o pluriennale e con poteri variabili a seconda degli ordinamenti (in Uganda
l’U.G. deve avvertire preventivamente la polizia di ogni suo intervento)
e una formazione giuridica ritenuta concordemente migliorabile, anche dai
diretti interessati.
In Sudafrica il sistema è stato riformato alla fine degli anni
sessanta, epoca in cui si è passati dal funzionario pubblico al
libero professionista ritenuto, anche a posteriori, più affidabile
ed efficiente.
L’attuale Sheriff agisce sotto il controllo del Ministero della Giustizia
e di un Consiglio degli Ufficiali Giudiziari che vigila sulla sua condotta
e amministra un fondo di garanzia, costituito con i contributi di tutti,
per riparare gli eventuali danni arrecati a terzi nello svolgimento della
professione.
Mi sembra un sistema interessante e una tutela anche per l’utenza:
tutti gli Sheriffs sono coinvolti nel vigilare sul corretto svolgimento
della professione per non essere chiamati a risarcire danni arrecati da
altri.
Il Consiglio cura anche la formazione e l’aggiornamento.
I siti più completi e, a mio avviso, più interessanti
sono quelli dei colleghi francesi e quello dell’Unione Internazionale degli
Ufficiali Giudiziari, consultabile sia in lingua francese che in inglese.
Quest’ultimo contiene una descrizione completa ed efficace della struttura,
delle funzioni e delle attività dell’Unione Internazionale e i resoconti
degli ultimi congressi.
L’esistenza e le attività dell’Unione Internazionale meriterebbero
di essere conosciute meglio.
L’Unione Internazionale è stata fondata nel 1952 da sette Paesi
europei, tra i quali l’Italia, che fa anche parte del Consiglio Permanente.
E’ membro consultivo dell’Onu e, in qualità di Ong (organizzazione
non governativa), è pure membro del Consiglio d’Europa.
Nel passato recente ha fornito consulenza e partecipazione attiva alla
progettazione dello statuto professionale degli Ufficiali Giudiziari del
Vietnam, di Cuba e dei Paesi Baltici.
Ufficiali Giudiziari, Huissiers de Justice, Sheriffs, Bailiffs, Messengers
of the Court e Messengers at Arms sono le varie denominazioni in uso nel
mondo.
La funzione essenziale, come sappiamo, è quella della notifica
degli atti e dell’esecuzione delle decisioni dei giudici, poi a seconda
dei Paesi il nostro collega ha compiti diversi e aggiuntivi quali la possibilità
di tentare il recupero
« amichevole » dei crediti, una larga competenza nell’ambito
delle constatazioni, gestione delle fasi successive delle procedure esecutive,
vendite, assegnazioni, divisioni dei ricavi e così via.
Nella maggior parte dei Paesi l’ordinamento è quello della libera
professione con nomina e sorveglianza da parte dell’amministrazione della
giustizia.
Nel continente europeo occidentale la libera professione è dominante,
ad eccezione di Italia, Germania, Austria e Paesi nordici.
Molti Paesi dell’ex blocco sovietico hanno riformato il sistema nel
senso della libera professione o vi si stanno convertendo.
Alcuni aderiscono già all’Unione Internazionale o partecipano
come osservatori.
Consapevolezza e orgoglio professionale, dicevamo: la Camera Nazionale
degli Huissiers francesi ha un bel sito, molto completo e ben documentato
anche dal punto di vista storico.
Si risale all’epoca romana per ripercorrere tutta la storia della professione
lungo il medioevo fino all’epoca moderna e contemporanea.
Mi ha fatto effetto scoprire, tra le altre cose, che nel 1327 e poi
ancora nel 1425 l’Ufficiale Giudiziario francese doveva essere munito di
un buon cavallo, di un determinato armamento, indossare una divisa a righe
con tocco e mantello di raso e (chissà perché) essere sposato
e portare la chierica.
I caratteri distintivi erano una verga di ebano con la quale doveva
toccare fisicamente le persone destinatarie delle sue procedure e l’anello,
tenuto al pollice della mano sinistra, recante il sigillo da apporre ai
propri atti.
Il motto dei liberi professionisti francesi risale all’antichità:
« Mio Dio mi impegno a non avere mai alcuna collusione con nessuna
delle parti, mi propongo di non sequestrare mai cavalli o quanto serve
ai debitori per sopravvivere ».
Il tutto comprende delle belle e colorate stampe d’epoca.
Altrettanto interessanti le cifre di oggi, sempre tratte dal sito dei
Colleghi francesi:
- 2084 gli studi professionali esistenti sul territorio francese
- 3228 Huissiers, età media di 42 anni, per una popolazione
all’incirca uguale nel numero a quella italiana
- 564 le donne
- 13000 tra praticanti e personale dipendente
- 5 milioni di consulenze prestate nell’ultimo anno, oltre l’attività
propriamente d’istituto
- 43 miliardi di franchi di crediti recuperati in un anno.
Il tariffario francese si basa sostanzialmente su un diritto fisso,
aggiornato periodicamente, attualmente 10 franchi, variamente moltiplicabile
in rapporto ai tipi e valori delle procedure, da un minimo di 2 fino a
250 volte.
Spetta il rimborso di ogni spesa documentata e diritti vari di tenuta
dei fascicoli.
E’ severamente vietato e sanzionato percepire compensi non previsti
dalla tariffa.
Il sito dei Bailiffs inglesi è più sintetico, anche essi
affondano le loro radici nel medioevo quando la figura prese contorni simili
a quella francese dell’epoca per poi evolversi con fisionomia propria pur
mantenendo le caratteristiche di ausiliario del giudice, di incaricato
dell’esecuzione dei suoi provvedimenti e dei servizi di polizia delle udienze.
A proposito degli Ufficiali Giudiziari inglesi, è stata sorprendente
la scoperta di un sito di...
« controparte », ad uso e tutela degli ESECUTATI, minuziosamente
descrittivo delle funzioni, dei poteri e delle tariffe dei Bailiffs.
Attenzione: devono essere muniti di tesserino di riconoscimento, da
esibire a richiesta.
Per entrare con la forza nel domicilio dei debitori devono munirsi
di un’autorizzazione del giudice.
Però un cancello, una porta o anche una finestra solo accostati
gli danno il diritto di entrare e procedere liberamente, senza bisogno
di tante formalità.
Con il consenso del debitore o l’autorizzazione giudiziaria hanno il
potere di compiere approfondite indagini sulla situazione patrimoniale
delle persone.
Giuseppe Lobrano
Ufficiale Giudiziario
Corte d’Appello di Sassari
« Il soldato giapponese »
Caro Marco,
Perdonami la personalizzazione, ma con tutto l’affetto che meriti,
sia per la tua onestà intellettuale, che per la perseveranza con
la quale ancora insisti nelle tue tesi, ho sentito la necessità
di puntualizzare alcuni aspetti delle tue considerazioni.
E’ tutto vero quello che hai ricostruito nella tua cronistoria degli
ultimi venticinque anni della nostra categoria, ma è vero solo dal
tuo punto di vista di grande idealista, che sperava di realizzare un sogno
che è sempre rimasto tale, senza alcuna possibilità di realizzazione.
Tu credi davvero che il magistrato, che ancora recalcitra nei confronti
del dirigente della cancelleria, avrebbe volentieri abdicato al suo potere
di controllo sui nostri Uffici, per favorire la crescita di una ulteriore
categoria di funzionari, necessariamente dotata di ampi poteri discrezionali,
oltre a quelli che le norme ed i codici già gli conferiscono?
O pensi realmente che la statizzazione della categoria si sarebbe compiuta
come la volevi tu, con il commesso addetto all’anticamera dell’Ufficiale
Giudiziario Dirigente?
La statizzazione vera è quella che ormai si è realizzata,
una promiscuità di ruoli e funzioni con gli Assistenti, una iniziale
quota di promuovendi (con corso concorso) ad esaurimento, con la prospettiva
per i più alti in grado, non di dirigere un vero Ufficio (al quale
è stata sottratta la gestione degli ex Operatori U.N.E.P.), ma di
organizzare, come novelli
« caporali », il lavoro dei manovali e di risponderne ai
superiori gerarchici; manovali ai quali è stato tolto qualsiasi
stimolo economico, ma al contrario è stato lasciato l’onere di eseguire
gli atti a loro demandati a qualsiasi costo e naturalmente con i loro mezzi,
messi gentilmente a disposizione dell’Amministrazione, la quale, per non
gravare sul bilancio dello Stato, ritiene a suo insindacabile giudizio
di non adeguare gli pseudo rimborsi spese attuali, nonostante il quotidiano
aumento del prezzo dei carburanti.
Quale enorme soddisfazione è fare il Dirigente U.N.E.P. in questa
situazione!!!
Caro Marco, non hai la sensazione di comportarti come quel soldato
giapponese che, nascosto nella jungla di un’isola del Pacifico, dopo più
di vent’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale era ancora convinto
che ci fosse la guerra?
La guerra è finita e noi l’abbiamo persa, cerchiamo almeno,
come ha fatto brillantemente il Giappone, di vincere la pace; voltiamo
pagina, ritroviamo il perduto senso storico e politico; convinciamoci che
un Ufficiale Giudiziario come quello attuale non serve a nessuno, tanto
meno a noi stessi; evitiamo per una volta di fare, per restare in tema,
hara-kiri e cerchiamo di percorrere un itinerario attuale e concreto che
non potrà non farci raggiungere un obiettivo coerente con la realtà.
Danilo Di Giuseppe
Ufficiale Giudiziario
Tribunale di Ascoli Piceno
Sez. Dist. S. Benedetto del Tronto
Avevano detto che non sarebbe successo più. Anzi. Sorridevano
delle consuetudini in auge sino a qualche anno fa in tema di avanzamento
di carriera, con quell’indulgenza che si riserva all’ingenuo folklore paesano
od alle antiche usanze tribali. Cose di almeno un secolo fa. Ora le stesse
persone, polverosi burocrati ministeriali e mediocri sindacalisti, hanno
rinnovato i patti scellerati, il 3 febbraio 2000, data in cui è
stato firmato il contratto integrativo per il Ministero della Giustizia.
Pur non essendo un trattato di medicina geriatrica, in esso trionfa
l’anzianità. Quella di servizio pare infatti considerata la panacea
di tutti i mali del pianeta giustizia. Tra le tante virtù insospettabili
essa ha quella di modularsi a piacimento, il più delle volte in
proporzione inversa al dolo ed alla incompetenza delle persone sedute al
tavolo delle trattative.
L’indagine conoscitiva, ampia ed approfondita, svolta dal Ministero,
con la supervisione tecnica del sindacato, ha infatti constatato che i
dipendenti della giustizia per i primi cinque anni lavorano in scantinati
bui, umidi e maleodoranti, lavorano poco e male ed un anno della loro esperienza
vale un ottavo di quella dei loro colleghi che, ammessi al piano terra
dal sesto al quindicesimo anno di servizio, in locali ampi, asciutti e
moderni sviluppano doti intellettive eccezionali e maturano un’esperienza
superiore. Ma non basta. All’inizio del sedicesimo anno i frastornati dipendenti
vengono accolti al piano ammezzato dove arriva un po’ di luce e di calore
da sopra, tale da consentire loro di produrre e maturare quattro volte
di più dei loro colleghi interrati ma, evidentemente, anche del
puzzo e dell’umidità da sotto che limita le loro capacità
ad un mezzo di quella dei colleghi soprastanti.
La volontà fraudolenta di escludere dagli avanzamenti di carriera
i colleghi più giovani è chiara a tutti. Ma qualcuno cerca
di far finta di nulla. Il più ampio disegno criminale prevede, tra
l’altro, che un anno e mezzo di servizio nel magico piano terra valga quattro
anni di studi universitari, ventisei esami e la tesi di laurea. Formidabile,
poi, quel semestre, imprecisato, equiparato ad una laurea breve di durata
triennale. Si è voluta creare una violenta frattura generazionale
nella nostra categoria. Da una parte geometri, periti agrari e quant’altro,
in qualche caso in servizio a 22 anni, inquadrati d’ufficio pochi anni
fa tra gli impiegati direttivi dello Stato, senza il minimo filtro che
trattenesse nel livello inferiore qualche somaro, magari uno solo, che
non meritasse l’avanzamento, ora di nuovo proiettati in avanti anche di
due livelli, spesso senza titoli, e con un esame che già si preannuncia
« non tenderà a sconvolgere le graduatorie stilate in base
all’anzianità ».
Dall’altra parte della barricata 600 peones, tutti obbligatoriamente
laureati, entrati in servizio a trent’anni o più perché prima
dovevano ottenere i titoli, vincitori di concorso bandito già per
un livello direttivo, in molti casi avvocati o dottori commercialisti che
per quanto potranno impegnarsi non potranno mai raggiungere un collega,
magari coetaneo, solo per il fatto che ha qualche anno di servizio in più.
Sono di questo genere i provvedimenti che dovrebbero far vincere all’Italia
le sfide dell’Europa unita?
Se la risposta è affermativa, ricordo che fino al 30 novembre
sono aperte le iscrizioni alla Lega Araba, l’unico consesso internazionale
di cui l’Italia potrà reggere il passo.
Sia chiaro che non chiediamo provvedimenti volti a favorire «
noi » invece che « loro ». Norma equa sarebbe stata prevedere
un punto per ogni anno di servizio, con un limite di 20 punti, con equiparazione
a tal fine degli anni accademici universitari ed ammissione di tutti gli
Ufficiali in servizio ai corsi-concorsi. Non vedo perché ad un collega
del ’97, con doti eccezionali, debba essere impedito di guadagnare 500
posizioni. Davvero vorrebbero contrabbandare questo contratto come moderno
strumento normativo, tale da favorire le potenzialità insite nel
personale in servizio?
Notizie di ogni giorno ci confermano che l’informatica sarà
la protagonista del nostro futuro. Con perfetta coerenza il sottoscritto
è convinto che il mouse sia un ratto canadese in pericolo di estinzione
e lo scanner uno strumento per la macellazione dei polli. Inoltre ha dimostrato
più volte di non saper distinguere una tastiera PC da un flauto
traverso. Vi pare giusto che, a parità di altri requisiti, io abbia
lo stesso punteggio di un collega con grandi conoscenze e capacità
informatiche? Entro questo decennio una sentenza belga o una cambiale tedesca
potranno essere titolo esecutivo anche in Italia. Perché non è
stato attribuito nessun punteggio alla conoscenza di una o più lingue?
Il contratto? Un traghetto per il 21° secolo!
Se l’intento premiale nei confronti degli ufficiali anziani doveva
essere lo scopo precipuo di questo contratto si sarebbe potuto prevedere
per loro un consistente aumento di stipendio. Raddoppiarlo, magari, ai
primi cento in graduatoria. Consegnare le chiavi della città ai
primi dieci. E invece si è preferito affidare la direzione dell’UNEP
di Milano o Bari ad un potenziale incapace. « Potenziale »,
s’intenda, perché potrebbe anche essere il più autorevole
giurista dell’emisfero. Dipende, ed è questa la gravità,
dalle scelte personali fatte da ciascuno dei migliori 80, dopo l’assunzione:
chi si è occupato di diritto, chi di apicoltura, chi di copiare,
da libretti ingialliti, brocardi in 16 lingue, per trascriverli poi su
queste pagine ad allietare i pomeriggi dei colleghi.
Tutti invariabilmente C3.
All’improvviso una telefonata. E’ Proietti, un collega di Roma del
’91, che i più anziani di quella sede forse ricorderanno anche se
in pensione dall’ottobre ’59. Mi racconta di aver fatto domanda di riammissione,
subito accettata in ossequio alla nuova corrente di pensiero di moda in
via Arenula. Mentre fa i conti la sua voce è un sibilo quasi impercettibile:...
un punto per ogni anno di quiescenza... due punti per ogni anno di catetere...
dieci punti forfettari per l’alzheimer... alla fine un grido sorprendentemente
pieno di energia: Primo Presidente di Cassazione! Poi una rivelazione clamorosa.
Dietro il contratto ci sarebbe una reviviscenza del partito monarchico.
Provo a scorrere mentalmente un’ipotetica graduatoria e mi accorgo che
ha ragione: pare infatti che essere nati nell’Italia prerepubblicana sia
uno dei requisiti cardine per farvi parte.
Rabbia e frustrazione, però, non devono abbatterci.
Le nuove norme, formulate da dilettanti allo sbaraglio, non risolvono
nessuno dei problemi della categoria, né dell’attuale, ridicola,
esecuzione forzata.
Quindici mesi dalla firma del CCNL non sono bastati per emanare una
sola norma di raccordo. La figura dell’Ufficiale Giudiziario europeo è
stata definita, sul modello di quello francese; la direttiva che impone
l’unificazione dei sistemi giudiziari è già in Gazzetta Ufficiale
dell’UE (gennaio ’98); la legge-delega che ne attuerà i principi
è già pronta. Chi fa resistenza potrà gioire del ritardo
con cui si attuerà la riforma, quattro, magari nove anni, poi sparirà
con il metodo usato per la benzina super.
Per riempire i lunghi anni di attesa, ho fatto visionare le nuove norme
da giuslavoristi di tre diverse regioni. Tutti sono inorriditi, chi aveva
i capelli li ha drizzati esprimendo l’opinione che c’è spazio per
un ricorso che, nella peggiore delle ipotesi, dovrebbe almeno sabotare
le truffaldine promozioni a pioggia per qualche anno. Si sono impegnati
a contenere la spesa pro capite per il ricorso entro un limite ragionevole.
Chi fosse interessato può chiamarmi entro il 30 aprile allo 0349/3979564
per saperne di più.
Manca molto alla sera, stavo per leggere qualcosa, magari qualche nozione
in più potrebbe allontanarmi dalle tenebre dell’ignoranza, poi ho
desistito pensando che è inutile cercare di migliorarsi.
Per scrivere le farneticazioni che avete appena letto ho impiegato
parecchio tempo. Ora la promozione è di due ore più vicina.
Evviva non più ufficiali ma intellettuali
In questi giorni sono entrato in possesso di n. 5 fotocopie contenenti
n. 3 articoli per un totale di circa 100 righe dattiloscritte, che dal
Titolo risulta essere « Lo schema di D.D.L. Delega per la riforma
dell’Ordinamento Professionale degli Ufficiali Giudiziari ».
C’è scritto che potremo: rilasciare copie, eseguire pignoramenti
e sequestri, inventari, vendite, protesti cambiari e notifiche. MAH!!!
C’è scritto pure che saremo dei pubblici ufficiali a tutti gli
effetti. BOH!!!
C’è scritto anche che è attribuito il potere di sorveglianza
all’autorità giudiziaria ordinaria e di vigilanza al M.G.G.
A questo punto della lettura ho ricontrollato l’intestazione, convinto
di leggere erroneamente le fotocopie del D.P.R. 1959/1229. Fino a quando
al comma 1 dell’art. 2 leggo testualmente: « Questo è l’ordinamento
della professione intellettuale dell’ufficiale giudiziario »; allora
ho capito che non poteva essere il D.P.R. che regnava dal 1959.
Non poteva assolutamente essere quello. No.
Si va beh, facevo e farò pignoramenti, notifiche, protesti,
ma questa volta, cari miei, da intellettuale.
Vuoi mettere?
Sarò un intellettuale sempre e comunque, lo dice lo schema;
sono intellettuale e potrò capire e conoscere meglio ad esempio
la caparra confirmatoria, i tassi bancari, l’accensione e la trascrizione
di ipoteca di immobile (e non certo per una forma di competenza dei nostri
intellettuali sui beni immobili).
Se volete, anche questi sono aspetti positivi del problema, nel senso
che si spazia in altri ambiti prima sconosciuti, si diventa più
colti, appunto come dei veri intellettuali.
E’ indubbiamente un grande balzo in avanti nella lotta forsennata di
alcuni, di rassomigliare il più possibile alla mitica categoria
dei notai.
Già si potranno vedere i primi frutti. Anche noi finalmente,
proprio come i notai, avremo la nostra segretaria; e non più quelle
operatrici-coadiutrici disposte a lavorare anche dieci ore al giorno in
silenzio, senza straordinari, disposte ad essere mandate in giro per la
città da un ufficio all’altro, disposte ad interminabili ore di
fila negli uffici postali, e tutto di corsa per poter poi dedicarsi a un
irragionevole numero di registri. Il tutto con competenza e ammirevole
silenzio.
Il tutto, cari colleghi, a spese dello Stato.
No, roba da plebei. « No, roba de zustissia » dicono dalle
mie parti. Volete mettere una segretaria, è più chic, fa
moda, è iscritta a un sindacato, fa valere tutti i suoi diritti,
è così emancipata che, pensate, si segna pure gli straordinari.
Pensate che bello poter dire: la mia segretaria è in ferie,
la mia segretaria è a casa con l’influenza.
Altro che operatrici incoscienti, pronte a lavorare a spese dello Stato
pure con l’influenza, magari solo per trascrivere degli atti urgenti, senza
pensare, appunto perché incoscienti, che possono contagiare l’ufficiale.
Dio, quanto sarà bella e chic la libera e intellettuale professione.
Non più battaglie sindacali, roba da scaricatori di porto, per
l’8° livello, il 9° livello, aumenti di competenza all’interno
del processo esecutivo.
Non più degli anonimi « terzi » in una drammatica
lotta all’interno delle patologie della società (vedere n. 27 de
« IL MONDO GIUDIZIARIO » del 6 luglio 1998).
Non più numeri e cifre garantite sempre e comunque, crisi e
non crisi, a tutti.
Non più parole da basso sindacalismo come ferie, assenza per
malattia, permesso retribuito, maternità etc.
No cari colleghi saremo all’interno del mercato, saremo dei liberi
professionisti.
Già mi eccito all’idea. Se accetterò diventerò
anch’io uno che rischia.
Che bello!!! Al pari di un ingegnere, un avvocato, un radiologo. Anzi
di più, visto che loro non sono dei veri rischiatutto. Perché
vedete a professionisti impuri di questo tipo è consentito anche
insegnare, in tutte le scuole pubbliche o private, inferiori o superiori,
far parte di innumerevoli e redditizi consigli di amministrazione, di qualunque
commissione degli infiniti enti statali e parastatali; e non certo per
fini umanitari.
Quindi, cari colleghi, niente paragoni con liberal ibridi e spuri.
Perché professionisti o si è o non si è. Non esistono
vie di mezzo.
Altrimenti si è come quella ragazza che disse alla madre «
si è vero sono incinta, ma poco poco »!!!
E allora via con lo « Schema ». Art. 2 Lett. E «
Il professionista ufficiale non deve trovarsi nella qualità di lavoratore
subordinato, pubblico o privato, non esercitare alcuna libera professione
o esercizio anche occasionale di qualunque attività ».
E chi sta chiedendo niente.
Non siamo mica come il libero radiologo che vuole anche lo stipendio
fisso dall’ospedale, il libero ingegnere o avvocato che può avere
il fisso dagli istituti scolastici od altro.
No, noi siamo oltre che più magnanimi, anche coscienti che l’aumento,
oserei dire sconsiderato, di competenza previsto nello schema, basta e
avanza.
Non so nemmeno se riuscirò ad avere il tempo per rilasciare
tutte le copie che mi verranno richieste. Figuratevi se pretendo di poter
insegnare Diritto o di far parte di commissioni varie.
Quei nostri colleghi con cultura paraborbonica e pubblicistica dicono
che il numero degli atti è talmente irrisorio che dovremmo avere
un tariffario da ingegneri della NASA per avere una segretaria chic. Dico,
magari quando saremo liberi e intellettuali e cari appunto perché
liberi, aumenterà il numero degli atti. Allora qualcuno dirà
che tale ragionamento è illogico; va beh che c’entra la logica e
il buon senso; siamo o no nel pianeta rischio ove tutto trascende. Quindi
al diavolo chi sostiene, tra le altre cose, che la nostra non è
una professione come tutte le altre, perché nasce di per sé
limitata. Si può lavorare solo all’interno di quel piccolo fazzoletto
del processo esecutivo, ove le categorie confinanti si chiamano Giudici,
Notai, Avvocati, capite bene quante siano le possibilità di aumento
della competenza.
La nuova normativa sulla vendita dei beni immobili è l’esempio
più emblematico.
Comunque torniamo a noi.
Sono sicuro che da liberi e intellettuali saremo anche più sani;
come dire, ennesimo effetto positivo, ci guadagneremo in salute. Altrimenti
che senso ha il tutto.
E’ vero o no che si liberalizza anche per migliorare il servizio e
allora la finalità di questa rivoluzione è anche l’intera
soddisfazione delle delicate pretese dei composti e garbati creditori.
Quindi per evitare di perdere un cliente come il funzionario di una
finanziaria, come posso non aderire a una sua richiesta per intero.
Cioè: « ci vediamo domani alle ore 23,00 in Via .... N°
..... perché vi è la macchina da asportare.
Ma io domani sono in malattia, in ferie, alle ore 23,00 devo stare
con la mia famiglia, e poi la macchina dove la custodisco.
Che diamine, quanti problemi, con quel tariffario lì cos’è
la malattia, cos’è la famiglia, e poi comprati un capannone per
custodire i beni, e comunque non sono dei problemi
che mi riguardano, sei libero no e allora che vuoi? ».
Secondo voi questo tipo di conversazioni si avvereranno?
Chi deve incassare dei soldi è generalmente una personcina a
modo, equilibrata, sensibile a tutti i problemi; ho 11 anni di servizio,
l’ho potuto constatare di persona.
Risultato ho perso il cliente.
Si è rivolto a un altro mio collega di sana e robusta costituzione,
la cui famiglia e interamente perita nella guerra del Vietnam.
Cosa vi avevo detto che sarà tutto più emozionante, sarà
anche una professione per single, tutto palestra e pignoramenti.
Tutto questo perché entreremo in un regime di pura concorrenza.
Non per niente tale principio, insostituibile nel libero mercato, trova
consacrazione all’art. 2 Lett. E dello « schema ».
E’ tutto troppo bello, potremo anche farci pubblicità.
Come dire, se non viene normato un preciso divieto potremo anche fare
uso dei mezzi di comunicazione come i giornali. Pensate a un caso di concorrenza
leale: « Cari possessori di cambiali venite nel mio studio, sarete
assistiti 24 ore su 24 ». Caso di concorrenza sleale:
« Cari possessori di decreti ingiuntivi venite nel mio studio
che sono ginnico e single, non andate dal Sig. Rossi che è zoppo
e con famiglia, mai vi potrà fornire lo stesso servizio ».
Quando si dice la bellezza del liberismo.
Sempre lo schema in oggetto prevede anche un consiglio distrettuale
che controllerà la qualità delle prestazioni professionali.
Che bello. Sapete da chi sarà eletto questo consiglio distrettuale?
Dagli ufficiali giudiziari, giustamente. Cioè, l’ufficiale giudiziario
facente parte del consiglio distrettuale dovrà controllare l’attività
dell’ufficiale giudiziario che gli ha permesso col suo voto di far parte
del consiglio distrettuale.
Non è forte? Pensate a quell’ufficiale che non ha votato per
alcuno dei componenti il predetto consiglio. Spero sia un amante della
libera professione e sappia che quel consiglio composto dai suoi colleghi,
diciamo non proprio amici, può a norma dell’art. 2 lett. H n. 2
« relazionare periodicamente se la sua qualificazione professionale
e le sue prestazioni consentano di continuare ad esercitare la professione
». D’altra parte come disse B. Russel « Nessuno si è
mai ammazzato perché non riusciva ad amare il prossimo suo come
se stesso ».
Ditemi se non sarà una professione più dinamica ed emozionante.
Altro che controllo del nostro vecchio, pacato e sensato Pretore. No,
ci sarà a controllare la qualità delle nostre prestazioni
un dinamico e ginnico nostro collega concorrente (che non abbiamo votato).
Vi immaginate come sarà tutto più entusiasmante, vivremo
nel pianeta dell’obiettività.
Addio caro Pretore, sono certo che a qualcuno mancherà. Comunque
lei potrà sempre dire: non sono io che vi ho mandato via,
siete voi che ve ne siete andati. E ha ragione. Diceva un grande cittadino
di Firenze che « più dell’onor poté il digiuno »,
ho sentore che di questo si sia trattato.
Stando sempre allo schema in questione, non tutti possono accedere
a questa professione. Ed è giusto.
Ma quando mai una professione così intellettuale ed entusiasmante
dovrebbe essere aperta a tutti. Come ripeteva una bellissima pubblicità
televisiva « per molti ma non per tutti » (se vi interessa
era la pubblicità di un amaro, sic!!!).
Infatti in questo nuovo pianeta della libertà e dell’intellettualismo
potevano essere ammessi quegli assistenti senza laurea con 9 anni e spiccioli
di servizio? Ma scherziamo. Come dire, il Sig. Rossi assistente UNEP da
9 anni, composto, capace, competente, senza laurea, mai un procedimento
a suo carico, mai alcun rilievo ispettivo, in una parola persona della
quale lo Stato può andar fiero, può mai offrire le stesse
prestazioni in uno studio professionale (e intellettuale)? Non scherziamo.
Volete mettere un assistente con laurea e 6 mesi di servizio?
Si va beh non sa nemmeno cosa sia una busta verde, non gli sono di
certo familiari numeri come 140, 157, 660; ma che significa è laureato
punto e basta. E poi fra 9 anni li saprà anche lui.
Caro Sig. Rossi mi ricordo di lei, per alcuni anni ha svolto anche
le funzioni di Ufficiale Giudiziario, per diversi anni applicato con le
suddette funzioni in altre sedi ove molto ha insegnato anche ai suoi colleghi
aiutanti (laureati), il tutto con onestà morale e intellettuale.
Vede però, caro Rossi, troppo tempo lei ha dedicato al suo lavoro,
centinaia di migliaia di notifiche evase compiutamente in tutti questi
anni; ne avesse lasciato scadere qualcuna e con un pizzico di menefreghismo
in più, avrebbe avuto più tempo da dedicare all’università,
conseguendo un diploma di laurea qualunque.
Ci serve laureato, capito?
Badi, non si pretende una specifica preparazione in materie giuridiche,
è sufficiente pure una laurea in scienze politiche o economia e
commercio. Chiaro? Laureato.
Lei oggi non può dire che libero o statale sempre delle stesse
mansioni si tratta; perché un conto è lavorare alle dipendenze
del Ministero, altra cosa è far parte di uno studio di intellettuali.
Mi dispiace ma si deve attenere allo schema.
Sì lo so per gli ufficiali con 9 anni di servizio basta il diploma,
ma queste sono cose che a lei non devono riguardare; lei ha svolto le funzioni
di ufficiale ma non era ufficiale. Quindi se proprio ci tiene mentre lavora
in cancelleria si laurei e partecipi al concorso esterno. Si ricordi, Rossi
laurea specifica in giurisprudenza nel caso di concorso esterno.
Per finire vorrei dedicare alcune righe ai Dirigenti UNEP.
Tutti possono optare per la libera professione.
Qualora però qualcuno osasse snobbare questa nuova attività
intellettuale, adducendo idee balzane e stile pubblicistico optando per
l’ingresso nell’amministrazione, in questo malaugurato caso lo schema prevede
« mansioni equivalenti a quelle esercitate in precedenza, secondo
i profili professionali ».
Chiaro? No.
Proviamo tutti assieme a capirci qualcosa; chiedendoci quali erano
le mansioni esercitate dal Dirigente all’interno dell’UNEP. Per scrivere
la risposta servirebbero un paio di quaderni, quindi, anche per non abusare
della gentile ospitalità del Dr. Brusca, cerchiamo di essere concisi.
Il Dirigente UNEP era il totale e unico responsabile di tutto. Dalla contabilità
sino ad arrivare alle pulizie dell’ufficio; passando per ragioniere, commercialista,
datore di lavoro con annesso sostituto d’imposta, se del caso, dattilografo,
operatore, aiutante e ufficiale.
Ora, se le mansioni di arrivo dovessero essere equivalenti a quelle
di partenza, che livello pensate dovrebbe spettare al dirigente UNEP all’interno
della cancelleria?
Lascio a voi la risposta, purché teniate presente che il dirigente
di una cancelleria è un ottavo livello, il dirigentissimo è
un nono (c’è anche il super); il settimo sta lì ad eseguire
i loro ordini.
E quindi auguri e buon viaggio anche a quei dirigenti UNEP capaci per
anni di organizzare e dirigere 10, 30, 50, 100 dipendenti; ma che per fondate
convinzioni personali non si ritengono abbastanza intellettuali per optare
per la libera professione.
Lo schema prevede anche che gli assistenti con laurea « qualunque
», qualunque siano i mesi di servizio possono iscriversi all’Albo
nazionale. Ora, non ho capito se si tratta di un albo nazionale degli esercenti
l’attività notificatoria, o dello stesso Albo nazionale degli Ufficiali
Giudiziari.
Nel caso in cui si tratti della seconda ipotesi, ecco raggiunto un
altro grande obbiettivo: quello della « casa comune ».
Finalmente non più gerarchie da esercito Napoleonico. A questo
punto si può trovare un posticino anche per l’amico Rossi.
Anzi propongo di dare la possibilità di iscrizione anche agli
operatori/ci con laurea in Giurisprudenza.
In mezzo a questa euforia generale e, pare, diffusa, ecco venire avanti
lentamente un minuscolo, quasi invisibile ma atroce dubbio: ma per ottenere
la dichiarazione di terzo e il potere di rilasciare copie, c’era proprio
bisogno di fare i rivoluzionari?
P.S. Per quanto riguarda il profitto, credo causa di molti mali, nella
nuova attività è senz’altro più complesso calcolarlo.
Comunque da buoni intellettuali...
Oggi si fa in fretta: totale trasferte meno 3/4% parte intera e parte
al netto dell’IRPEF. Quello di domani ancora non lo sappiamo ma possiamo
già « schematizzarlo ». Innanzitutto dovrà essere
per forza molto ma molto più consistente, sia per dare un senso
alla grande rivoluzione, sia perché aumenteranno leggermente le
detrazioni. Cioè, totale trasferte (con tariffario massimo) meno:
luce, acqua, telefono, fax, computer, rata mutuo, assicurazione, mobilio,
macchine, camion, operai, benzina, capannone, custode, fabbri vari. Per
il resto mi affido alla vostra fantasia, a patto non vi dimentichiate la
segretaria chic.
Come vedete anche i conti saranno più emozionanti.
Cari Colleghi, tranquilli, si è scherzato un po’ (però
lo schema esiste per davvero).
Ora, mi e vi chiedo: per quale motivo lo Stato e quindi l’Amministrazione
Giudiziaria dovrebbe privarsi del comparto Unep?
Tradotto, se una parte grande o piccola di nostri Colleghi è
determinata a perseguire la strada della libera professione, per quale
motivo l’Amministrazione dovrebbe impedirlo? prima domanda. Seconda domanda,
se una parte dei nostri Colleghi va fuori dall’Amministrazione, per quale
motivo la stessa dovrebbe « chiudere l’Unep »?
Forse tanti di voi come me non vedono un nesso fra le due cose.
In poche parole, non vi sembra pecchi di arroganza la posizione di
chi dice : « vogliamo essere liberi professionisti, chi non è
d’accordo vada in Cancelleria »?
E PERCHE’ MAI; dove sta scritto che a un impiegato pubblico con mansioni
particolari (come sempre ci è stato detto per bloccarci la mobilità
nella P.A.) possano essere trasformate per intero le sue funzioni.
Ancora, che interesse ha l’Amministrazione a privarsi degli Unep? NESSUNO,
da nessun punto di vista, non ultimo quello economico.
Come dire: punto di vista dello Stato di diritto, chi garantirà
la tutela nel processo esecutivo ai non abbienti? O forse i liberi professionisti
saranno disposti a eseguire i pignoramenti in materia di lavoro a prezzi
politici come avviene oggi?
E sempre dal punto di vista dello Stato di diritto, perché mai
l’esistenza di una scuola privata, di un ospedale privato, dovrebbe comportare
addirittura la chiusura della scuola pubblica, o dell’ospedale pubblico?
Se mi consentite la divagazione, e facendo le debite proporzioni, è
come se quando il Ministero della Sanità ha consentito ai radiologi
di fare i liberi professionisti, gli stessi avessero preteso la chiusura
dei reparti di Radiologia negli ospedali pubblici « e chi fra i radiologi
non è d’accordo vada dritto in oculistica », ma che razza
di ragionamento è mai questo.
Oppure, vediamo il punto di vista economico, e chiediamoci se tutte
le notifiche in materia civile-penale-lavoro ecc. richieste dalle varie
cancellerie dell’Amministrazione Giudiziaria saranno eseguite dai liberi
professionisti a 630 lire o su di lì.
Come vedete l’amministrazione non ha nessun interesse:
1) a disfarsi degli Unep;
2) a rivolgersi a un eventuale professionista.
Inoltre, credo non abbia alcun titolo a trasformare « coattivamente
» un UFFICIALE in Cancelliere, che, viste le diverse mansioni, mi
insegnerete che è come trasformare un radiologo in un oculista.
Proviamo adesso, con questa premessa, a guardare lontano, anche solo
per gioco.
Se 500 di noi escono dall’Amministrazione per fare i liberi professionisti
(naturalmente con legge dello Stato), non avendo l’Amministrazione alcun
interesse a privarsi degli Unep, non gli rimane altro che bandire un nuovo
concorso per 500 posti di Uff. Giud. con conseguente ennesimo interesse
consistente nella possibilità di creare nuovi posti di lavoro.
Sempre lo Stato con i suoi 1800 Uff. Giud., nel beneaugurato caso decidesse
finalmente di sottrarre mansioni « ormai inutili » ai Giudici
togati, a chi credete affiderebbe tali nuove mansioni? Non vorrei che la
parola libero professionista per qualcuno debba essere letta con le regole
della lingua inglese, e cioè « professionista libero »,
appunto libero nel senso che non ha impegni di lavoro.
Ora, lasciamo il punto di vista dell’Amministrazione, per vedere quello
del privato.
Il cittadino, l’Avv., già oggi si trova di fronte a casi di
doppio binario Pubblico-Privato, pensate a un istituto come l’offerta reale
che può essere eseguita dai Notai, e chiedetevi perché vengano
richieste sistematicamente agli Uff. Giud.
Come vedete l’unica strada perseguibile è quella tracciata all’interno
dell’Amministrazione; solo combattendo al suo interno i possono ottenere
quei cambiamenti di cui la categoria (Assistenti e Operatori compresi )
ha bisogno.
Si consideri anche che si può essere professionisti senza essere
per forza « liberi ».
Spero vivamente che tanti Colleghi capaci e competenti, anzi molto
capaci e competenti (alcuni li conosco personalmente), possano tornare
sui loro passi e dedicare le loro capacità a una vera lotta che
abbia obbiettivi reali, perché davvero anche di loro si ha bisogno
in questo momento di grandi cambiamenti nella P.A.
Non foss’altro per evitare di mettere il carro-davanti ai buoi, visto
che logica e buon senso vuole che prima si lotti per ottenere nuove mansioni
e competenze, e dopo, ma solo dopo, al limite potrei capire chi parla di
uscire dall’Amministrazione.
