
Sommario
(Poiché non è possibile recensire con
assoluta urgenza le novità librarie, si indicano in questo «Sommario» settimanale
le opere pubblicate dalle Case Editrici, delle quali sarà poi fatta recensione
a parte).
«CLASS ACTION E TUTELA COLLETTIVA DEI
CONSUMATORI (art. 2, commi dal 445 al 449, legge 24 dicembre 2007, n. 244)», di
Giuseppe Chinè e Giuseppe Miccolis
(Ed. Nel Diritto, Roma, 2008, pagg. 272, € 36,00).
«TRACCE INPS - INAIL», di Giuseppe
Buffone (Ed. Nel Diritto, Roma, 2008, pagg. 344, € 38,00).
«CODICE DELLE SANZIONI AMMINISTRATIVE
- REGOLE E TUTELA», di Andrea D’Angeli, Marzia Di Bari, Stefania Garrisi e Chiara Serafini (Ed. Nel Diritto, Roma, 2008,
pagg. 532, € 55,00).
Recensioni
«PASSIONE CELTICA», di Gabriella Ratti e
Silvia Vitrò (Ed. Ananke,
Via Lodi 27/C, Torino, 2007, pagg. 160, € 13,50).
Gabriella Ratti e Silvia Vitrò, giudici del Tribunale di Torino, hanno trasferito la loro esperienza professionale in questo legal thriller che si sviluppa a ritroso nel tempo.
Perché nel 1792 un villaggio dell’isola scozzese di Tiree venne messo a ferro e fuoco dai soldati inglesi inviati dal re Giorgio III?
Qual è l’oggetto prezioso che gli inglesi non trovarono e che venne messo in salvo dall’unico sopravvissuto alla strage?
A partire da quella lontana vicenda le autrici tessono una storia simile ad una ragnatela che coinvolge un avvocato di grido di Londra, un giovane magistrato torinese e gli atleti che partecipano alle Olimpiadi Invernali 2006.
Quali segreti inconfessabili nasconde la bella Sarah, atleta del Canada giunta a Torino al seguito della sua squadra e travolta dalla passione per il giovane magistrato? Perché scompare misteriosamente?
La vicenda narrata si svolge durante le due settimane delle Olimpiadi 2006 e ci conduce per l’Europa e il Nord America al seguito di uomini e donne alla disperata ricerca di un oggetto misterioso che è, forse, in grado di dare, a chi lo possiede, un potere senza limiti.
«DALLA CAMICIA NERA ALLA TOGA», di Augusto
Marini (Ed. Sovera Multimedia, Via Vincenzo Brunacci 55/A, Roma, 2006, pagg. 574, € 25,00).
Allorché ho avuto tra le mani il libro
del Dr. Augusto Marini, fattomi
graziosamente pervenire a mezzo di un collega di Frosinone, ho pensato che
lo avesse fatto per la lunga, giovanile, reciproca frequentazione presso la Pretura di Cassino, nella
quale anche io, giovane come lui, vivevo
le prime esperienze professionali. Intuivo che il testo, non conoscendo le
attitudini letterarie, consistesse
nella descrizione della sua vita di
giudice; mi sono, perciò, sorpreso che potesse essere definito «romanzo», come si leggeva dalla copertina. Il titolo «Dalla camicia nera
alla toga» non lasciava dubbi che potesse essere considerato tale solo pensando alla stesura romanzata di fatti verificatisi in una determinata
epoca storica, privo di quella fantasia che caratterizza in senso più lato un romanzo.
Per radicata abitudine non leggo mai,
prima di iniziare la lettura di un
libro, la prefazione, né la postfazione, ad evitare che le stesse possano influenzarmi nel giudizio. Il nome
di Giovanni Marchetti, eroe o protagonista delle
vicende, non mi ingannava; non poteva che
essere lo stesso estensore del testo,
e non soltanto perché era un «giudice»
della Repubblica italiana, come il
Dr. Marini, ma perché sfogliando l’indice era facile dedurre che fosse una autobiografia
dell’estensore di cui conoscevo buona parte della vita
professionale. Infatti lo avevo avuto per
lungo tempo giudice a Cassino,
presso i cui uffici giudiziari muovevo i primi passi di una carriera forense
che mi ostino a non abbandonare, malgrado sia di soli tre anni più giovane dello stesso.
Mi legava al Dr. Marini il rispetto
per una funzione, quella di
giudicare, che ho sempre apprezzato e che mi sarebbe piaciuto esercitare, anche se poi ho scoperto il fascino e
la bellezza della libera professione del libero avvocato. Ma, soprattutto,
il suo essere giudice attento ed
imparziale, la sua naturale cortesia, la sua indipendenza. Questa, in particolare, mi fu confermata dal rigore con il
quale resistette alla pressione di chi voleva che condannasse, per
danneggiamento delle piante messe a dimora e per furto di residuati bellici, i
tanti giovani che, privi di disponibilità economiche
familiari o di un loro lavoro, percorrevano frequentemente le falde di
Montecassino alla ricerca di schegge di bombe aeree o di proiettili di cannoni,
rivendute, poi, a poche lire al commerciante di turno, nonostante i rischi di
residue deflagrazioni dei proiettili inesplosi, come in effetti, in alcuni
casi, ebbe a verificarsi. Quel giovane avvocato ero io, severamente richiamato
dal Presidente dell’Ordine perché lo facevo senza percepire onorari di
sorta. Non ho mai temuto, affrontando le cause, che il Pretore Marini, di cui
avevo intuito la diversa valutazione politica dei fatti storici che si
susseguivano, rispetto alla mia di giovane attivista comunista, potesse farsi
condizionare da tale fattore. Le assoluzioni che seguirono confermarono le mie
certezze, anche se, in quella situazione ambientale, non dovette essere facile
resistere alle autorevoli sollecitazioni della parte offesa.
Il Giudice Marini, di cui ora scopro con piacere
le doti di scrittore privo degli schemi tipici della professione esercitata,
aveva davanti a sé, nel raccontare i fatti, due strade: o narrare la sua vita
nel contesto storico in cui i singoli, più significativi episodi della stessa
si verificavano, o storicizzare i fatti più salienti e tipici della sua
carriera, utilizzando lo schema seguito dal Giudice Dante Troisi
nel suo bellissimo «Diario di un Giudice».
Il Dr. Marini ha scelto una terza via. La storia non è un quadro asettico,
privo di passioni, non è uno schermo luminoso sul quale far scorrere fatti e
date soltanto, ma una narrazione in cui incastonare la sua vita, le sue
esperienze, il suo vissuto privato e pubblico. Sui fatti che pure racconta, non
si sottrae al giudizio, che esprime con adamantina chiarezza. La storia non è
solo quella che riguarda l’Italia, le vicende più generali e quelle che
riguardano il territorio in cui vive ed opera. Egli non si sente estraneo: sa
di essere un cittadino e come tale soggetto a subire i mutamenti della società
ed, eventualmente, se condivisi, a favorirli. Si considera in definitiva un
uomo del suo tempo, attento a non accettare il negativo che c’é in tutte
le società, conservando una sua integrità morale, i principi in cui crede.
Costruisce così uno specchio nel quale possono guardarsi tutti quelli che a
quei principi e valori non intendono abiurare.
Il suo sentirsi giudice obiettivo al servizio del
cittadino non verrà mai meno (basta scorrere le pagine del libro in cui si
narra) e, per il trionfo della verità, ricorre anche a metodi empirici come
quello messo in atto nei confronti di un giudice popolare della Corte
d’Assise che aveva assunto un atteggiamento privo di quella logica con la
quale il giudicante deve sempre valutare le prove.
Da tutti i fatti giudiziari di cui il Marchetti scrive, emerge sempre la personale concezione di
una giustizia comprensiva e nello stesso tempo rigorosa. Sa che tutti gli
uomini hanno debolezze da farsi perdonare, che in ogni comunità di uomini ed
anche fra i giudici, malgrado la nobiltà dell’esercizio, esistono piccole
rivalità ed antipatie, piccole miserie e sciocche invidie. Egli non le nega ed
anzi le racconta, pur senza disconoscere il ruolo alto della professione del
Giudice.
Il Dr. Marini, beato lui, fa parte della categoria
di chi naturalmente, per educazione e sensibilità, non si è mai piegato nella
vita; in tutta la storia continua a difendere con forza l’«Homo sapiens et rectus» che egli è stato, e lo fa non per esaltare se
stesso, ma per sottolineare l’importanza di valori positivi che sempre
meno si rintracciano in giro, in un mondo in cui le qualità della correttezza,
dell’onestà intellettuale, del rispetto dei principi e dell’etica
del dovere sono sempre più rare.
Un romanzo storico della realtà italiana e, nello
stesso tempo, esaltazione della correttezza dell’uomo e finanche, per
certi versi, saga di famiglia, visto che il Dr. Marini coinvolge la stessa
nelle vicende (e non poteva che essere così), non escludendo i sentimenti e le
emozioni.
Mi ha colpito, in particolare, la lettera che egli
trascrive integralmente, diretta a colei che doveva diventare per lunghi anni
la sua compagna di vita. Quasi notarile all’apparenza, un linguaggio di
chi è abituato a scrivere sentenze, a motivare le proprie opinioni, a farlo con
chiarezza e senza infingimenti, perché chi è giudicato ha diritto di conoscere
i motivi che hanno indotto il giudice a decidere in quel modo. Eppure a
leggerla e rileggerla, come ho fatto io, ho trovato prima di tutto l’uomo
che non ama mentire e dice «pane al pane e vino al vino», per quella esigenza
di chiarezza che porta in tutte le sue azioni, ma anche il severo difensore di
un rapporto d’amore fondato sul reciproco rispetto. Mi ha, poi, colpito
la delicatezza dello strumento prescelto, la lettera, che sarebbe sbagliato
considerare indice di timidezza, mentre altro non è che rispetto per la persona
nei confronti della quale da tempo nutriva affetto. Aveva forse temuto di non
riuscire a dire, in un colloquio, quanto invece nella lettera aveva estesamente
descritto: le difficoltà temporali della sua professione, la forza del suo
amore, la fermezza del suo proposito di farne la compagna della vita. Ma,
probabilmente, aveva voluto anche attribuire valore documentale, non
revocabile, allo scritto rispetto alla parola. Una sensibilità ora
profondamente rimossa da un diverso atteggiamento dei nostri giovani.
Un libro da leggere e meditare, malgrado la sua
lunghezza. Da conservare bene in vista in biblioteca per consultarlo quando le
debolezze della vita quotidiana sollecitano il riscontro con motivazioni e
principi nobili, con l’onestà vissuta intensamente, con gli esempi con
cui di tanto in tanto varrebbe la pena confrontarsi (Franco Assante).
«RESPONSABILITÁ AMMINISTRATIVA PER
DANNO ERARIALE, RESPONSABILITÁ CONTABILE E GIUDIZIO INNANZI ALLA CORTE DEI
CONTI», di Rosa Francaviglia (Ed. Legautonomie
Marche, Ancona, 2006, pagg. 320+Cd-rom, € 30,00).
In un’ottica formativa e di corretta e sana gestione della cosa pubblica, l’opera tratta del Sistema delle Responsabilità della Pubblica Amministrazione sotto il profilo amministrativo-contabile e con particolare riguardo agli Enti Locali.
Le differenti tematiche vengono affrontate mediante una lettura trasversale degli istituti giuridici, in modo da fornire al lettore un approccio agevole ad una materia tradizionalmente ritenuta estremamente tecnica e di notevole complessità, sebbene di grande importanza ed attualità.
La prima parte concerne la sistematica delle responsabilità nella Pubblica Amministrazione e negli Enti Locali: dalla responsabilità civile alla responsabilità dirigenziale; la seconda attiene alla responsabilità amministrativa per danno erariale, alla responsabilità amministrativa negli Enti Locali ed alla responsabilità contabile; la terza, infine, si occupa del giudizio innanzi alla Corte dei Conti.
Il volume è arricchito da una serie di esemplificazioni pratiche di ipotesi di illeciti erariali e corredato da un CD-Rom contenente una selezione di sentenze di responsabilità, nonché di delibere del controllo con riferimento specifico agli Enti Locali.
Il testo è di grande utilità per gli Amministratori ed il personale degli Enti Locali, le Pubbliche Amministrazioni e gli Enti Pubblici in generale, gli Avvocati, ma anche per gli aspiranti Magistrati della Corte dei Conti in quanto compendia il diritto sostanziale e processuale contabile esaminandone plurime problematiche anche con riferimento ai controlli ed alle novità di cui alla Legge Finanziaria per il 2006.
L’autrice, Magistrato della Corte dei Conti, già in servizio presso la Sezione Regionale di Controllo per le Marche, è attualmente Sostituto Procuratore Generale presso la Procura Regionale dell’Emilia-Romagna.
Ha esperienza pluriennale nell’ambito della Pubblica Amministrazione e decennale presso l’Avvocatura di Enti Pubblici Previdenziali, in seguito alla quale ha acquisito una notevole conoscenza delle criticità e delle problematiche anche erariali di gestione della cosa pubblica. Ha istituito l’Osservatorio di Contabilità Pubblica sul Portale Giuridico Diritto.it, di cui è la principale curatrice e su cui pubblica a cadenza settimanale contributi in materia di controllo, giurisdizione, responsabilità, pensionistica, lavoro e previdenza. Collabora con diverse riviste giuridiche, fra le quali «Il Mondo Giudiziario» ed il «Foro Amministrativo», ed è componente del Comitato Scientifico di Diritto.it e de «Il Mondo Giudiziario».
Ha pubblicato circa duecento fra articoli, saggi di dottrina e dispense ad uso delle amministrazioni pubbliche. È stata Relatore in Convegni e Docente in incontri di studio e seminariali organizzati da amministrazioni pubbliche ed istituti privati anche per gli enti locali. Da ultimo coautore del libro «L’attività contrattuale della Pubblica Amministrazione», a cura di Giuseppe Cassano, edito dalla Cedam nel 2005.
«COMUNIONE E CONDOMINIO», di Massimo Dogliotti (Ed. UTET Giuridica, Torino, 2006, pagg. 524,
€ 70,00).
Il Trattato di diritto civile diretto da Rodolfo Sacco prosegue la tradizione delle grandi opere di approfondimento e di studio, affermandosi come punto di riferimento nel panorama editoriale giuridico.
Mediante l’apporto di autori estremamente qualificati, la Collana analizza gli istituti di maggior rilievo in materia di: fonti del diritto italiano; parte generale del diritto civile; persone e famiglia; diritti reali; obbligazioni; fonti delle obbligazioni; singoli contratti; successioni, sviluppando, attraverso i diversi volumi, un percorso di conoscenza del diritto civile. Ogni opera offre, infatti, un inquadramento approfondito e completo della materia, fornendo al professionista un’attenta esegesi del dato normativo, unitamente ad un quadro completo degli apporti della dottrina più accreditata e degli orientamenti più significativi offerti dalla giurisprudenza.
Nell’opera qui recensita l’autore, Magistrato di Cassazione e Docente di diritto di famiglia presso l’Università di Genova, offre un approfondito commento dottrinale e giurisprudenziale degli articoli del codice civile che disciplinano una materia di costante attualità per la sua spiccata valenza pratica.
L’uso della cosa comune da parte del condomino, la contribuzione alle spese da parte dei condomini, le proposte di riforma in materia sono solo alcuni dei temi trattati dall’autore che, dopo un’accurata riflessione sul dato normativo, analizza l’ampia casistica in materia raffrontandola con il formante dottrinario.
Per l’alto profilo scientifico della trattazione, l’opera costituisce un supporto davvero utile di conoscenza ed approfondimento.
Il volume si divide in due parti: «La comunione» e «Il condominio negli edifici».
Nella prima parte sono trattati i seguenti argomenti: prospettiva storica, comparazione, teorie; principi generali; la quota; uso e godimento; potere di disposizione; contribuzione alle spese; l’amministrazione; lo scioglimento; la tutela giurisdizionale.
Nella seconda parte i temi trattati sono i seguenti: natura e caratteri; le parti comuni degli edifici; l’uso delle cose comuni; le innovazioni; le parti di proprietà esclusiva; la sopraelevazione; il regime delle spese; il perimento dell’edificio; l’assemblea condominiale; l’amministratore; il regolamento di condominio; le tabelle millesimali; il quasi condominio; verso un nuovo condominio?
L’opera è corredata dall’indice sommario, dall’indice analitico e dall’indice degli autori, che ne rendono più agevole la consultazione.
«L’INTERRUZIONE DEL PROCESSO
CIVILE», di Dario Culot (Ed. Giuffrè,
Milano, 2006, pagg. 466, € 39,00).
L’interruzione del processo civile costituisce una vera «selva oscura» del diritto, innanzitutto perché le norme sono poche e lasciano troppi vuoti che necessariamente danno spazio a soluzioni soggettive; poi perché gli sforzi interpretativi degli operatori del diritto hanno finora lasciato del tutto indifferente il legislatore, il quale neanche con le ultime riforme ha ritenuto di dover por mano ad una revisione organica della materia, nonostante i velati richiami della Corte Costituzionale. Se a ciò si aggiunge il fatto che neanche la stessa Corte di Cassazione riesce a trovare nell’istituto una coerenza che oggettivamente non c’è, per cui è spesso piuttosto oscillante su questi temi di natura squisitamente processuale, che pur non incidono affatto su scelte politiche o sociali, si può ben capire in quale ginepraio vengano a trovarsi, spesso senza neanche accorgersene, i «badilanti» del diritto che devono affrontare quotidianamente un elevato numero di cause, senza avere il tempo per approfondire lo studio teorico e senza poter disporre di un’interpretazione uniforme neanche da parte della Corte regolatrice.
Lungi del pretendere di fornire un rigoroso disegno sistematico dell’istituto, con questo lavoro l’autore, in Magistratura dal 1974 ed attualmente consigliere civile presso la Corte d’Appello di Venezia, mira a privilegiare l’esigenza applicativa e, in particolare, ad inquadrare i tanti dati frammentari e sparsi con un intento eminentemente pratico di semplificazione e chiarificazione. Trattasi dunque di un testo diretto ai tanti «badilanti» del diritto che devono quotidianamente frequentare le aule dei Tribunali e mira ad offrire una guida pratica per aiutarli a districarsi nella «selva oscura».
L’opera si suddivide in sedici capitoli: Principi generali; La funzione dell’interruzione; I fatti interruttivi; Casi controversi di interruzione; Gli effetti dell’interruzione ordinaria; Dichiarazione o notificazione dell’interruzione; I provvedimenti del giudice; La diversa incidenza dello stesso fatto interruttivo in primo grado; La diversa operatività dei fatti interruttivi nei diversi processi; Modo di operatività dei fatti interruttivi in caso di notifica della sentenza; Modo di operatività dei fatti interruttivi non automatici fra un grado e l’altro di giudizio; Modo di operatività dei fatti interruttivi automatici fra un grado e l’altro di giudizio; L’interruzione ed i termini; La riassunzione; L’estinzione; Le figure affini.

